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HADITH
BismiLlahi ar Rahman ar Rahim
L'Islam è la religione della fede logica, della fede ricercata e confermata, dello studio della fede e per la fede.
Per chi dopo questo video abbia voglia di saperne di più, lascio questo link al blog del fratello Mamdouh dover potrà trovare alcuni video su Ahmed Deedat (Allahu arhamu) davvero illuminanti, mash'Allah.
In questi giorni continuo a pensarci, è un dato di fatto oramai. Le cattive notizie generano solo sensazioni negative, malessere psichico ed emotivo e purtroppo ne siamo bombardati ogni giorno. Accendiamo un TG a caso, caspita, una buona notizia non la troviamo manco a pagarla. Persino mia figlia me lo ha detto "Mamma guardare i telegiornale mi fa paura!"

Già c'è la crisi e le famiglie bisognose aumentano di giorno in giorno, la soglia di povertà si sta alzando e a quanto sembra per un miglioramento globale dovremo aspettare ancora un bel po' di tempo.
Se si parla di mondo islamico, poi, una catastrofe continua. Sembra che siamo solo capaci a farci saltare in aria, ad autocommiserarci e ad assere depressi (questo a sentire i mass media eh!).

Allora , perchè non ci danno qualche volta una buona notizia? Si sa, LE BUONE NOTIZIE FANNO BENE e ti fanno venire la voglia di fare altrettante cose buone, di uscire con un sorriso, di essere più propenso alla comunicazione cordiale con gli altri.

Vi lascio con qualche appunto sulla giornata del dialogo tra le religioni. E mi raccomando mettete buone notizie sui vostri blog, parlate di tante belle cose con le persone che vi circondano, tutto questo, di riflesso, farà tanto bene anche a voi,insh'Allah

| Decine di iniziative in tutta Italia in vista della giornata del dialogo cristiano-islamico | |
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Il tema di quest’anno è “La gioia del raccontarsi la vita”, tema attuale visti gli ultimi eventi nel nostro paese che stanno sottolineando come dell’“altro” si ignori molto e si immagini ancora di più in termini negativi ....
Girando di qua e di la in cerca di qualcosina che attirasse la mia attenzione prima di andarmene a dormire, ho trovato questo articolo. Non c'è nulla da commentare: chiaro, conciso e veloce.
Tratto da qui 
E se il problema culturale del velo islamico fosse più in chi lo guarda che in chi lo porta?
di Stefano Allievi*
Cominciamo con il distinguere vari livelli.
a) La maggior parte delle donne musulmane, da noi, non porta alcun velo. Solo che non ce ne accorgiamo: poiché non lo portano, non sappiamo che sono musulmane…
b) Molte portano l’hijab, il più diffuso, quello che copre la testa ma non nasconde il viso: un foulard, per capirci. Molti – come la Santanché che vorrebbe vietarlo nelle scuole e su questo si è costruita il suo quarto d’ora di celebrità – pensano sia un simbolo di oppressione della donna. La pensano diversamente le suore, gli ebrei che portano la kippah e le loro donne ortodosse con i capelli rasati, i sikh col turbante, e le statue della Madonna: è un simbolo di sottomissione, sì, ma a Dio. La stragrande maggioranza delle donne, anche giovani e colte di seconda generazione, che lo porta, lo fa volontariamente e non si sente affatto inferiore alle altre: per loro è una scelta libera, e come tale va rispettata, anche se non la capiamo. Diverso per chi lo mette per imposizione del marito o del padre: in questi casi, deve intervenire lo stato? O non è meglio lasciar fare all’evoluzione culturale? Sui foulard neri delle nostre nonne, è intervenuto lo stato? E su quante altre scelte controvoglia e imposizioni all’interno delle famiglie dovremmo intervenire, allora? Eppure molti si sentono in diritto di protestare persino contro l’impiegata di un museo o la commessa di un negozio con l’hijab, o una ragazza che in piscina porta quello che si è ribattezzato il burqini. E’ normale?
c) C’è poi il velo che nasconde il viso: il niqab e il burqa. Pochi casi, ma ben pubblicizzati. Nessuno si sogna di difenderlo, ci mancherebbe. Ma forse è il caso di sgombrare il caso da alcune falsità. Paura. La attribuiamo ai bambini, ma chi è che ce l’ha, o la induce? Con questa scusa si è perfino fatta cacciare da un’asilo privato una maestra che portava l’hijab, e in diverse scuole mamme italiane si sono mobilitate contro mamme immigrate con il capo – non il volto – coperto: ci rendiamo conto? Sicurezza. In tutta Europa non si annovera un solo precedente di rapina in banca o di attentato effettuato con un burqa. Il problema allora è un altro: culturale. Non siamo abituati a questo genere di vestiario e non ci piace. Legittimo. E di questo sì, è giusto parlare.
Il ricorso alla legge aiuta, ma non troppo. La legge (152 del 1975, art. 5) pretende la riconoscibilità del viso: “E’ vietato prendere parte a pubbliche manifestazioni, svolgentisi in luogo pubblico o aperto al pubblico, facendo uso di caschi protettivi o con il volto in tutto o in parte coperto mediante l’impiego di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona”. Però la legge parla di pubbliche manifestazioni (erano gli anni degli scontri con la polizia nel corso di manifestazioni politiche), non del semplice camminare per strada (per il quale è sufficiente consentire il riconoscimento su richiesta delle forze dell’ordine). E diverse sentenze hanno riconosciuto eccezioni per motivi diversi: inclusi quelli religiosi. Tanto è vero che un sindaco della provincia di Como che si ostinava a multare una musulmana italiana è stato costretto dal giudice ad annullare le sanzioni.
Uno dei cardini su cui si basa la civile convivenza è il rispetto della legge: quale che sia. Sul viso completamente velato, sono personalmente contrario. Lo sono anche la maggior parte dei musulmani e delle musulmane. E ci dovesse essere una legge chiara, va rispettata. Ma in Europa c’è più di un dubbio. E infatti a chiunque cammini per Londra, Parigi, Amsterdam o Berlino capita di incontrare donne con il volto velato con molta maggiore frequenza che in qualunque città italiana. Sono paesi incivili? Più indietro, sul piano dei diritti, di quel faro della civiltà che è Montegrotto? Qui, davvero, siamo al grottesco: tutto, pur di avere una foto sui giornali…
Forse non è inutile farsi anche un’altra domanda: perché questi episodi accadono sempre e solo nel Nord Italia? Siamo forse più femministi? O non è che tutto questo ha a che fare con una campagna anti-islamica che prende qualunque spunto, incluso il sacrosanto diritto a riunirsi a pregare, per manifestarsi? Talvolta, di fronte a questi episodi, viene da pensare che sì, c’è davvero in corso una guerra culturale che riguarda l’islam. Ma non l’hanno dichiarata i musulmani.
*Stefano Allievi è professore presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Padova e autore di molti saggi sull’immigrazione islamica in Italia.
Articolo pubblicato su http://mattinopadova.gelocal.it/
stefano.allievi@unipd.it
Sta mattina il mio Papino mi porta il giornale di ieri
ehm...si...avete letto bene il giornale di ieri. Mi porta sempre "il giornale di ieri" se sopra, a suo avviso, ci sono notizie che mi possono interessare. E direi che in questo caso in prima pagina c'era una super notizia.
"Si, tema dibattuto ormai da molto tempo e mai applicato"direte voi, "Certo ma è sempre stata una proposta che arrivava da sinistra, il fatto che sia la destra a proporla mi da più speranza" Vi rispondo io.
Ho visto che ci sono problemi di attuazione e che persino l'UCOII c'ha qualcosa da ridire. Ma a me, sta notizia m'ha dato un bel po' di carica oggi, mash'Allah....ok, so che sono una persona idealista , sognatrice e fantasiosa.
Lo so, lo so che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, ma quando ho letto l'articolo di cui sotto non ho potuto fare a meno di pensare "Ah! Che bell'inizio di settimana!Alhamdulillah"
Così visto che è lunedì, dato che dobbiamo scaldare i motori, considerato che viviamo in tempi piuttosto bui, ecco per tutti voi la buona notizia di inzio settimana. Sabbah al kheir!
Wa salamualeikum wa rahmat Allah wa barakatu. Pace.
"Iqra! Bismi Rabbika Alladhi khalaq!"
"Leggi, in Nome del tuo Signore che ha creato"
(Sura "Al alaq", "L'aderenza", versetto 1")
Leggi quindi, leggi per imparare. Questo è un obbligo per il credente musulmano.
Leggere per capire, per conoscere, per avvicinarsi al Creatore.
Nulla tranne che la Sapienza unita alla fede può permettere all'uomo di salvare la propria anima.
Nulla può, tranne la sete di conoscenza, colmare il vuoto del cuore che ànela a Dio.
Leggi, quindi, impara. E avvicinati ad Allah, gloria a Lui, il Signore dei Mondi.
Questa è la Via per conoscerLo, amarLo, obbedirLo ed essere veri uomini, veri credenti, veri sottomessi all'Unico degno di essere adorato.
Buona navigazione.
As salam alaykum, che la pace sia su di voi.
Bene, buona lettura e buona navigazione anche da parte mia e che Allah subhana wa Ta'ala la benedica per il suo ottimo lavoro.